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Flop Afragola, 60 milioni per 50 utenti…di domenica (e senza caffè)

Di Luglio 3, 2017Luglio 5th, 2017Cronaca, Primo piano
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AFRAGOLA. Qualcosa di utopistico forse ci doveva essere per forza da queste parti. Primavera 1987, nelle stanze dei bottoni dell’ormai decadente Prima Repubblica iniziano a circolare con insistenza due parole che all’apparenza nulla hanno da spartire. Disneyland ed Afragola. Cominciano ad essere declinate nella stessa frase, più volte, poi la costruzione del mega parco di divertimenti salta per sempre. I bambini di allora hanno atteso 30 anni, ma poi qualcosa di disnelyano nelle campagne tra il Capomazzo e le Salicelle lo hanno trovato davvero.

2017, benvenuti alla stazione Tav, costo 60 milioni circa: quella di cui tutti parlano, ma che in sostanza in pochi hanno visto se si esclude la festa cucita ad arte di poche settimane fa. Ci siamo mimetizzati tra i visitatori ed abbiamo deciso di farlo nella prima domenica di luglio, pieno pomeriggio: le chiamano giornate da bollino rosso. Non qua. E presto si capisce perché. Il parcheggio è (udite, udite!) gratuito. “Per il momento” spiega qualcuno indicando al centro dei 550 posti auto (provvisori): c’è la postazione e la cassa automatica per il parcheggio, ma delimitata da nastro bianco e rosso, quello dei sigilli di sequestro. Non sarà l’unica volta che lo vedremo.

Si entra e si ha la sensazione immediata di aver sbagliato ingresso. E’ domenica, è luglio, sono le cinque del pomeriggio e vediamo dinnanzi a noi solo due persone. Ovviamente in servizio (sono le hostess delle compagnie ferroviarie). Qualche metro più avanti e si intercettano altre quattro forme di vita, anche loro in abiti da lavoro. Dopo i primi minuti di sconforto, finalmente notiamo il primo utente: vorrebbe esserlo anche del bar interno in realtà ma davanti a sé trova solo un catenaccio e un foglio apposto dai Nas di Napoli: verbale di sequestro. “Andiamo bene” sogghigna (la notizia della chiusura gli era sfuggita) “e per l’acqua? Per il caffè?”. Per il caffè se ne parlerà a destinazione raggiunta. Per l’acqua ci sono all’ingresso due boccioni, di quelli che Alberto Sordi teneva in casa quando voleva fare “l’Americano a Roma”. Solo che lì era il 1954, qua siamo nel 2017 e non hanno installato neanche il distributore automatico degli snack. Bene.

Lungo il corridoio c’è un solo ufficio (ovviamente chiuso) ed una sala attesa con tanto di aria condizionata e poltroncine. Un’oasi che di solito viene presa d’assalto in domeniche torride come questa. Sapete ad Afragola quanti sono seduti su quelle morbide poltroncine? Zero (vedere fotogallery per credere). Ai lati il nulla: la galleria commerciale, in pratica, non esiste e chi sceglie di partire da Afragola deve sapere che qui non può chiedere nulla, dalla rivista alla ricarica telefonica fino alla bottiglia di minerale. Da far concorrenza (e perdere per distacco) con la più sperduta stazione della Penisola. Quello che può far concorrenza davvero agli hotel, invece, è il bagno: i servizi igienici, climatizzati e automatizzati, sono il vero fiore all’occhiello di questo scalo (e ho detto tutto…). A loro favore gioca lo scarso utilizzo: non scommetterei un euro che prima delle 17 qualcuno abbia varcato la soglia delle porte a scomparsa.

E’ tempo di andare verso i treni e nel lungo corridoio si sente solo il rumore della pulitrice. I tornelli non sono stati ancora realizzati e sono sostituti dall’uomo: un addetto alla vigilanza si sistema davanti alla scala mobile e consente la discesa soltanto a coloro che sono in possesso del biglietto. Con modi gentili spiega che la stazione è ancora in fase di rodaggio e ci vorrà ancora tempo prima che tutto vada a pieno regime. Dimenticavo. Non c’è calca né code, perché ad attendere l’imminente Freccia Rossa con destinazione Milano sono una dozzina, accompagnatori compresi. In un’ora di permanenza abbiamo contato 50 persone, parte delle quali non dovevano nemmeno partire. L’unica cosa completa è la sala utilizzata per l’inaugurazione, con tv e riproduzioni in scala. La confezione senza il regalo.

Se la parte superiore della stazione dà una sensazione da “cattedrale nel deserto, la parte inferiore è la personificazione del concetto di lavori in corso. Transenne, teli a copertura di cantieri forse nemmeno cominciati, mezzi da lavoro fermi. Poi arriva il treno e dal finestrino si vede la stazione Tav per quella che è. Un castello in mezzo al nulla. Come quello dei cartoni animati. Trent’anni dopo Disneyland c’è arrivata davvero ad Afragola. Ma dalla porta sbagliata.

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