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Al Teatro Rostocco di Acerra l’anteprima nazionale de Il Marchese

di  edizionecaserta  -  29 Ottobre 2019

ACERRA.  Una sedia, un vecchio baule e una giovane donna, la cui vita è appesa al filo sottile che divide l’essere dall’apparire, la lucidità dalla follia, l’amore dall’odio. Anteprima nazionale al Teatro Rostocco di Acerra, diretto da Ferdinando Smaldone. Il 2 e il 3 novembre, nello spazio di Corso Italia, è atteso il debutto de Il Marchese, un monologo in 9 quadri del casertano Claudio Lombardi. In scena, Claudia Balsamo, 32 anni, di Salerno, che ha già convinto pubblico e critica interpretando donne del mito, come Mirra, o dell’arte, come Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo. La regia è dello stesso Lombardi; le immagini e i suoni sono di Alessandro Musone; il taglio luci, di Luigi Sorvillo. Assistente alla regia, Titti Smaldone.

 

Sul palco, opere pittoriche dell’artista Claudia Mazzitelli. Nel ruolo di Giulia bambina, in un dialogo ideale tra cinema e teatro, passato e presente, Zaira Musone. Info & prenotazioni: 3479204605. Il Marchese ruota intono alla vicenda umana di Giulia, una quarantenne figlia unica di una ricca famiglia del Sud Italia. Chiusa in un mondo di claustrofobica e severa solitudine, è impegnata in un trasloco e crede, o finge di credere, che cambiar casa e inseguire le sue ambizioni sia sufficiente a dare una svolta a un’esistenza frustrante e dilaniata dai ricordi. L’apparente disinvoltura con cui affronta il pubblico si piega al bisogno, incontenibile, di raccontare, di raccontarsi. Con un ritmo a tratti schizofrenico, Giulia parla della felicità, del tempo, dell’amore, dei genitori e di quegli eventi che l’hanno segnata. Segnata per sempre.

 

«Il Marchese – dichiara Claudia Balsamo – è la prova d’attore più difficile che ho affrontato finora. È uno spettacolo dalla regia asciutta, pulita, ma dai grandi contenuti drammaturgici. Ogni parola è stata pesata, sentita, assaporata. A ogni parola è stato attribuito un suono, un colore, un’emozione. Giulia, poi, è uno di quei personaggi che ti restano dentro; quelli a cui chiederesti un consiglio quando sei assalita dai dubbi; quelli da cui prenderesti volentieri le distanze, ma la cui assenza è insopportabile. Darle voce è stato come dar voce a milioni di donne che non hanno la forza o il coraggio di liberarsi del loro passato. Colpisce perché è stata colpita, ferisce perché è stata ferita; allo stesso tempo, però, vuole essere salvata, capita da chi la sta ascoltando». «Ho tenuto il testo nel cassetto per anni – rivela Claudio Lombardi –: ero alla ricerca di un’attrice che, senza inutili orpelli e infingimenti registici, riuscisse a tenere il palco per 50 minuti, riempiendo la scena solo con il suo corpo e la sua voce».