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Coronavirus, orari di lavoro scaglionati e metà posti sui bus: ecco come riparte l’Italia

La fase 2 in Italia tarda a partire. Le date delle prossime riaperture, infatti, potrebbero slittare, a cominciare da quella di lunedì 20 aprile per le aziende della meccanica e componentistica automotive, tessile, abbigliamento e meccatronica.

 

Il ritardo è causato dalle divisioni fra la task force guidata da Vittorio Colao e il comitato tecnico scientifico che ha preteso una fase di riflessione per compiere uno screening approfondito dei fattori di rischio delle varie catene di produzione in Italia. Si sta tentando di fare una tavola, elaborando la mappa dell’Inail, con l’attribuzione di valori di rischio in funzione della maggiore o minore esposizione al contagio, all’efficacia dei dispositivi di protezione, della propensione allo smart working. E’ aperto il dibattito sull’installazione di un’app intelligente ispirata da Colao ma su cui alcuni ministri hanno espresso più di una perplessità, anche alla luce dei dubbi dell’Authority sulla Privacy.  Dunque, l’attesa accelerazione che avrebbe portato all’attenzione del governo un documento da parte della task force, in modo che nel week end potesse essere varato il nuovo Dpcm con le disposizioni per le prime riaperture già dalla prossima settimana, difficilmente ci sarà. Tutto slitta, compreso il Dpcm, a dopo lunedì 20. Nonostante il filo diretto fra l’ex top manager Vodafone, ambienti di Palazzo Chigi, qualche ministro e i virologi del comitato tecnico scientifico, non c’è stato nessun passo in avanti.

Le prime bozze della tavola sinottica in elaborazione sta dimostrando che le manifatture, costruzioni, grandi opere, infrastrutture hanno un punto di sicurezza più alta perché senza dover ricorrere al lavoro da remoto, presentano indici di contagio e di diffusione del virus bassi. Uffici postali, banche, uffici comunali, mezzi pubblici (bus, treni, metro), negozi retail, bar, ristoranti, medici, infermieri (quindi sanità), alcune fabbriche e catene di montaggio, palestre, piscine sono le categorie con una esposizione maggiore perché è più difficile creare corsie per distanziare i
cittadini e scongiurare assembramenti. Un problema non da poco è poi quello della gestione del trasporto pubblico. Per mantenere le distanze in metro o sul bus occorrono più mezzi e personale. Tra le soluzioni al vaglio, quella di incrementare il personale, anche sugli autobus in città, per evitare la salita su mezzi che abbiano già raggiunto la capienza massima consentita. Poi ci sono da ripensare gli orari di lavoro per scaglionare ingressi e uscite. Ed infine la scuola che continua ad essere considerata l’ultima ruota del carro e si dà per scontato riapra a settembre, ma non si sa ancora come. Il presidente del Consiglio Conte attende la relazione del gruppo di Colao con le proposte da sottoporre prima ai capi-delegazione e poi al consiglio dei ministri. Modifiche all’ultimo Dpcm, prima del 3 maggio, sono difficili da ipotizzare. Anche perché imprese e fabbriche possono di fatto già riprendere a produrre se si adeguano ai protocolli di sicurezza e distanziamento sociale e comunicano al prefetto di competenza la richiesta.