Escalation criminale, l’arcivescovo Battaglia: «Stanno uccidendo Napoli, uniti diamo vita al riscatto»

NAPOLI. L’arcivescovo Domenico Battaglia lancia un appello per un patto educativo per Napoli. Una richiesta ancora più pressante dopo i fatti di sangue degli ultimi giorni e che hanno portato lo stesso Battaglia a denunciare che ”stanno uccidendo Napoli”.

 

La richiesta è rivolta “ai cittadini, alle associazioni, alle istituzioni locali e regionali, al Governo nazionale perché i ragazzi di Napoli possono essere un’opportunità per l’intero Paese”. Da qui l’invito “a ritrovarci ad un tavolo condiviso per dare vita ad un percorso comune che vada oltre la denuncia e diventi proposta concreta per rigenerare le ferite del presente in speranza di futuro”.

”A tutti dico – spiega Battaglia- che è vero che stanno uccidendo Napoli ma camminando insieme ed unendo le nostre forze possiamo diventare protagonisti di una nuova stagione di riscatto, curando le ferite della nostra città e alimentando semi di bene”.

“Dopo aver ascoltato il dolore della nostra città ed essermi confrontato con alcune voci di quanti quotidianamente si impegnano nella cura dei nostri bambini, dei ragazzi e dei giovani – dice monsignor Battaglia – ho maturato il desiderio di condividere un appello alla corresponsabilità rivolto a chi è già risorsa e a quanti sono sensibili all’urgenza di farsi carico di questo bisogno. Ai cittadini, alle associazioni, alle Istituzioni locali e regionali, al Governo nazionale – perché i ragazzi di Napoli possono essere un’opportunità per l’intero Paese – rivolgo l’invito a ritrovarci ad un Tavolo condiviso per dare vita ad un percorso comune che vada oltre la denuncia e diventi proposta concreta per rigenerare le ferite del presente in speranza di futuro”.

La proposta è di “un patto educativo che coinvolga l’intera città metropolitana, abitandone ogni strada – dalle periferie al centro – senza escludere nessuno, mettendo insieme esperienze, ruoli, linguaggi e passioni differenti per dare vita ad un alfabeto comune dell’educare. Un quaderno ad anelli al quale ciascuno
possa aggiungere una pagina di storia già scritta o da scrivere insieme. Alle trame di questa storia, come Pastore, non voglio far mancare il contributo della comunità cristiana e per questo ritengo necessario istituire un Osservatorio sulle Risorse e sulle Fragilità Educative, che possa contribuire, con spirito profetico e per il bene di tutti, ad accompagnare questo delicato percorso. In questa fase iniziale – che si concluderà con un primo incontro del Tavolo tra circa un mese – l’Osservatorio accoglierà le adesioni di tutte le realtà che decideranno di rispondere a quest’appello, impegnandosi concretamente perché questo sogno diventi segno; un segno che rimetta al centro la bellezza dell’educare, creando un sistema di comunità generativo di vita e di speranza, alternativo alle logiche di morte e disperazione del sistema mafioso”.

“Alle Associazioni, al mondo del Terzo Settore, a ciascun attore sociale chiedo di sognare insieme un nuovo modo di essere Comunità in cui la logica del Noi diventi stile del quotidiano. Alle Istituzioni chiedo di aver un orecchio attento al grido che si alza dai bambini e dai giovani di questa città metropolitana a cui troppo spesso anche l’inadeguatezza delle politiche educative rischia di rubare il futuro. Al Governo nazionale – aggiunge l’arcivescovo – chiedo di essere presente in questo cammino comune mettendo in campo iniziative e risorse affinché questa generazione, messa al riparo dal male che rende bui questi giorni, torni ad essere una risorsa per la propria terra e per l’intero Paese. Alla mia Chiesa di Napoli, presbiteri e laici, chiedo di essere una presenza materna, capace di accompagnare ogni figlio e figlia di questa città, riscoprendo al contempo la bellezza di una paternità amorevole, capace di indicare direzioni, sostenere percorsi – anche quelli più accidentati- osare mete coraggiose. A tutti dico: è vero, stanno uccidendo Napoli; ma camminando insieme ed unendo le nostre forze possiamo divenire protagonisti di una nuova stagione di riscatto, curando le ferite della nostra città e alimentando semi di bene”, conclude monsignor
Battaglia.